Giovane, fermati un istante

A te giovane, che forse sei giĆ stanco di vivere e di lottare…
di credere e di amare, a te che in questo momento ti senti solo e insicuro, a te che sei deluso per come vanno le cose, a te che soffri per la falsitĆ degli uomini, a te che sei senza lavoro, a te che chiedi amore e ti viene dato sesso, a te che hai cercato solo nel piacere il senso della vita, a te che hai creduto invano nella violenza e nella droga, a te che il divertimento e il denaro non bastano più, a te che forse pensi di farla finita, a te che non credi più a niente ma non smetti di cercare, a te cui manca una ragione per vivere, a te che non hai ancora deciso cosa fare della vita, a te che hai provato tutto eccetto Cristo: fermati e rifletti un po’ perchĆ© forse tu cerchi le cose belle e buone della vita, forse tu cerchi ancora Dio.
Il mito della corsa e della competizione hanno ormai caratterizzato il nostro stile di vita da quando, agli inizi del secolo scorso, la tecnica irruppe nella vita quotidiana con il sogno della velicitĆ a portata di mano. Lāautomobile mette le ali ai piedi ā perfino il āvelocipiteā viene guardato con paura- alle persone più fortunate che possono godere dellāebrezza della corsa. Oggi bisogna essere i più ābraviā, i più intraprendenti, bisogna attirare più clienti, avere più contatti, avere più soldi, avere più ārobaā. Consumismo? Sviluppo economico? Crescita produttiva? Miglioramento? NO!!!!! Eā vero, occorre essere bravi e tutti lo siamo in qualcosa (non possiamo pretendere di esserlo in tutto) ed occorre tirare fuori le nostre potenzialitĆ . Ma il mito della corsa può portare al crash, a cozzare contro un muro invisibile, ma ben potente: quello della perdita del senso della vita, di se stessi, delle vere prioritĆ .
(rubrica a cura di fr. Vincenzo Caprara, O.P.)
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