Gregoriano ed anime nude: una questione di vestiti
Al dire di molti la situazione canora della Chiesa in Italia non รจ delle migliori: canzoni e canzonette, chitarre elettriche e batterie non sembrano essere capaci di mettere al centro Colui che nella liturgia lo รจ veramente: Cristo. In tutto ciรฒ, a mio avviso, c’รจ del vero. Tuttavia queste brevi righe non vogliono soffermarsi su ciรฒ che non va (per lamentarsi, infatti, ci vuole sempre poco…), quanto piuttosto esprimere quello che potrebbe essere un punto di vista โalternativoโ.
Confrontandomi con tanti coetanei (e non solo), sento dire sempre piรน spesso che l’uomo di oggi รจ in realtร come nudo, senza piรน โvestitiโ che lo possano ricoprire e distrarre dal suo sentirsi un nulla. Bisogna ammetterlo, siamo uomini e donne del โpostโ: post-bellici (frutto dei due vergognosi conflitti mondiali), post-religiosi (frutto dell’Illuminismo europeo), post-affettivi (frutto di quello che alcuni definiscono l’egocentrismo affettivo), e via discorrendo. Davanti a cosรฌ tanti โpostโ ci si domanda se non sia il caso che la Chiesa, oggi, ricerchi una โpost-musicalitร โ piรน adatta all’uomo di contemporaneo, alle sue esigenze e ai suoi ritmi. L’interrogativo รจ lecito e non bisogna aver paura di porselo: arroccarsi infatti in sogni nostalgici o falsi visioni del passato non รจ di certo โroba da cattoliciโ, quanto piuttosto da ideologisti.
Per capire come muoversi nell’intricata matassa, occorre secondo me partire dal fatto che nella nostra giornata e settimana ci sono momenti fra loro diversi e distinti. Come infatti esistono momenti distinti, esisteranno anche musiche adatte e differenti. Sarebbe paradossale, ad esempio, se durante una festa in cui si balla e si ride si mettesse come sottofondo musicale un โRequiemโ gregoriano, come sarebbe altrettanto assurdo se durante una messa domenicale si cantassero canzoni come โAmerican idiotโ dei Green Day… proprio fuori luogo!
fr. Fabrizio Cambi, O.P.Siamo quindi d’accordo che ad ogni momento corrisponde una sua musica adatta. Bene. Quello che voglio dire, per non farla troppo lunga, รจ che secondo me ad una persona che si sente come โnudaโ di fronte all’immensitร delle vicende della vita, occorrerร non un โvestitoโ sfarzoso, ma una cosa semplice e bella, che la faccia sentire a proprio agio e che la โrivestaโ con una nobile tranquillitร , una semplice serenitร .
Questo, secondo me, รจ proprio lo spirito del gregoriano. Esso infatti non si riveste di inutilitร , ma dร nobile importanza ad ogni cosa che propone, dai piรน semplici respiri ai piรน apparentemente complicati melismi; รจ un modo di pensare la vita, un modo di rapportarsi con Dio che ci apre alla semplicitร e tranquillitร di cui parla il salmo 130 (โIo sono tranquillo e sereno, come bimbo svezzato in braccio a sua madreโ). Proprio questo fa il canto gregoriano: dร quel poco che possiede a colui che sente di non avere nulla. E che cosa dona? La Parola di Dio, che insieme ai sacramenti รจ l’unico balsamo efficace a curare le profonde ferite dell’uomo.
Potrebbe perรฒ sorgere un interrogativo: come reinserire il canto gregoriano in ambienti ormai (quasi) del tutto โde-gregorianizzatiโ? Se รจ infatti vero da un lato che รจ difficile proporre ai nostri contemporanei una musicalitร cosรฌ lontana dai modelli attuali, รจ altrettanto vero che una introduzione lenta, delicata e graduale alla semplicitร del gregoriano (nei momenti che gli sono propri, cioรจ quelli liturgici) aiuterร tutti a tornare a quell’essenziale (il Regno di Dio di cui parla Gesรน) che riempie la vita. ร una questione, infine, di comprensione: occorre introdurre al gregoriano, senza pretendere che tutti lo capiscano magicamente e repentinamente.
Tuttavia se รจ vero che il simile conosce il simile, allora certamente le nostre anime โnudeโ riconosceranno nelle semplici e nude musicalitร gregoriane Colui che si fece nudo, per amore di noi, sul legno della croce.
fr. Fabrizio P.M. Cambi, O.P.
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