DOMENICANI

Provincia Romana di S. Caterina da Siena

I frati ieri ...

Riflessione sulle letture della Terza Domenica del Tempo Ordinario
LETTURE: Is 8,23b - 9,3; Sal 26; 1 Cor 1,10-13. 17; Mt 4,12-23)
Chi di noi ha potuto sperimentare la gioia per la forza della luce dopo un periodo di oscurità non solo materiale ma soprattutto spirituale, oggi, ascoltando la Parola che la liturgia ci propone certamente viene toccato nel profondo del cuore.

La gioia, il sollievo la bellezza, la chiarezza che la luce dona a chi stava sbandando nel buio delle difficoltà, per gli impegni che sembravano sopraffarlo, i problemi di vario genere familiare, relazionale, economico oppure quello della salute anche morale, potrebbe essere una chiave per entrare nella riflessione sulle letture che in questa III Domenica del Tempo Ordinario ci vengono proposte. È bello anche sottolineare che con la Lettera apostolica “Aperuit illis”, Papa Francesco ha stabilito che “la III Domenica del Tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio”, quindi un ulteriore invito a soffermarsi qualche istante in più a meditare e far sì che la Parola donataci diventi carne nella nostra vita. E per me che sono una suora domenicana - votata alla predicazione, un motivo in più per condividere alcuni spunti su ciò che Dio ha permesso di suscitare in me e, se posso essere di aiuto per qualcuno, sia lodato Dio.

Quante volte abbiamo già accolto questa bella notizia che Gesù è la luce del mondo, che illumina ogni uomo, quante volte abbiamo sentito pronunciare dall’ambone o ascoltato personalmente dal Vangelo di Giovanni (8,12) „ Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. È ciò che questa Parola ha potuto realizzare in noi? Nella liturgia l’evangelista Matteo, riprende un’immagine del libro di Isaia,  e ci dice quello che è Gesù per noi: la luce. Nella nostra vita, vediamo tante volte il buio, spesso legato alla vita staccata dalla Parola. Siamo invitati invece a lasciarci raggiungere, dalla buona notizia che è Gesù luce del mondo, in tutte le esperienze di buio: guardare la luce con cui Dio rischiara la nostra vita, guardare Gesù inviato dal Padre perchè possa stare sempre al nostro fianco quale luce nell'oscurità e perchè possiamo contare sempre su di Lui che ha condiviso tutto eccetto il peccato, non vedere quindi solo le tenebre.

Siamo tutti d’accordo che la luce è uno dei bisogni primordiali dell’uomo. Essa non è solo un elemento necessario alla sua vita, ma si può definire l’immagine della vita stessa. Dove non c’è la luce, non c’è vita. Questo ha influito profondamente sul linguaggio, per cui «venire alla luce» significa nascere, «vedere la luce del sole» è sinonimo di vivere. La Bibbia usa questa parola: „Luce” come simbolo di salvezza. Il bellissimo salmo responsoriale 126 pone la luce in stretto rapporto con la salvezza, mostrandone l’equivalenza: «Il Signore è mia luce e mia salvezza». Chiunque legge questi versi con fede si sente come uno che riprende il fiato a pieni polmoni e fa un profondo sospiro di sollievo. Dall'essere salvati da ogni tenebra - prima identificata con le difficoltà, è bene scendere più profondamente là dove il Signore che è la nostra luce, ci vuole salvare per averci con Lui nel Suo Regno che è la Sua stessa Persona; ci vuole salvare dalla morte del peccato quindi ci chiama alla conversione: „Convertitevi, perchè il regno dei cieli è vicino”(4,17). Il Signore sceglie sempre di salvare il peccatore, e per operare i suoi prodigi pone la sua predilezione su ciò che secondo criteri umani è poco considerabile. Gesù sceglie così di iniziare l'annuncio del Suo Vangelo proprio nel territorio considerato come terra disprezzata perchè terra pagana - Galilea delle genti, e così le parole dei profeti possono avere il loro compimento. L’evangelista Matteo infatti rilegge l’inizio della predicazione di Gesù attraverso l'oracolo di Isaia, che annuncia un possibile riscatto per ogni periferia e per ogni „terra tenebrosa” (Is 9,3) sembrata sconfitta e dimenticata e lo usa come chiave interpretativa del ministero che sta per svolgere in favore di „quelli che abitavano in regione e ombra di morte (Mt 4, 17). Il Signore con il suo ministero di predicare sottolinea che aderire a Lui, al Suo Vangelo, alla Sua Luce richiede la conversione quale strada per sconfiggere le tenebre. La parola del Vangelo possiede l’autorità necessaria a sciogliere ogni resistenza e ogni inutile autosufficienza, perchè ci ricorda che il nostro primo passo alla conversione è accogliere quel Dio così amante della nostra umanità da volersi avvicinare a noi senza esitazioni e condizioni e non siamo mai noi a fare il primo passo. È lui la luce che ci illumina per ricordarci che il valore della nostra vita non si basa su quello che riusciamo a fare, né su cio’ che altri vedono in noi. Essa prende tutto il suo valore perché Dio ci guarda, si volta verso di noi, senza mettere condizioni, qualunque sia il nostro merito. La Sua Luce penetra nelle nostre tenebre più profonde, anche là dove ci sentiamo profondamente rimessi in causa, essa penetra nel nostro errore e se accettata purifica tutte le nostre colpe. Cosi con autenticità possiamo affermare con la nostra esperienza di vita: „Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una luce luminosa; una luce è apparsa a coloro che erano nel buio regno della morte!” Inizia così a manifestarsi in noi la fiaccola di una luce nascosta, che è presente nel mistero di ogni persona che viene illuminata dalla luce vera.

In quest’ottica possiamo riflettere anche sul mistero di ogni persona chiamata come i primi discepoli. Loro sembrano averlo capito bene, chiamati due a due a lasciare le reti (Mt 4, 20), la barca e il loro padre per seguire il Signore Gesù nell’avventura di una vita nuova. Erano tutti intenti a sbrigare le cose di vita quotidiana, quando improvvisamente la voce di Cristo apre una nuova luce che rende possibili nuovi passi nella loro vita: Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini (Mt 4, 19). È sempre questo l’effetto che il Vangelo può suscitare in chiunque lo ascolta con cuore mite e docile. Quando questa dignità interiore viene liberata, scopriamo di non essere più nelle tenebre, ma nella luce di un grande disegno d’amore che scrive la nuova storia dell’unità tra tutti figli di Dio.

sr. Barbara Widomska op

Ed iniziò a mandarli a due a due per portare
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