Padre Gregorio Maria Rocco: il Domenicano che diffuse il Presepe nelle case
Alla luce della recente visita di Papa Francesco nello stupendo luogo di Greccio, e della sua Lettera Apostolica sul presepe, รจ bello ripercorrere un po’ tutti gli eventi legati al presepe che nella storia si sono susseguiti nella nostra Italia e soprattutto scoprire quale fu il contributo che lโOrdine di San Domenico diede a questo โAdmirabile signumโ.
Sappiamo che nei primi secoli della storia cristiana โ e precisamente nellโepoca delle catacombe โ comparvero delle raffigurazioni della Madonna con il Bambino e forse san Giuseppe (o il profeta Michea). La tradizione ci narra che le reliquie della Culla vennero inviate da San Sofronio di Gerusalemme a papa Teodoro I (642-649), di origine orientale, a seguito delle difficoltร provocate dallโinvasione musulmana. Fu proprio in quellโepoca che la Basilica Liberiana, che oggi conosciamo con il nome di Santa Maria Maggiore, prese il nome di Sancta Maria ad Praesepem. A Napoli, secondo un documento ritrovato nel 1025 nella Chiesa di Santa Maria del Presepe, situata lungo la salita di Capodimonte, si parla dellโesistenza di una rappresentazione della Nativitร giร nellโXI sec.
Popolarmente, si ritiene che l’inventore del presepe sia stato San Francesco d’Assisi nel 1223. In realtร , come narra il suo illustre biografo – Tommaso da Celano – Francesco nel Natale del 1222 si trovava a Betlemme dove assistรฉ alle funzioni liturgiche della nascita di Gesรน. Ne rimase talmente colpito che, tornato in Italia, chiese a Papa Onorio III di poterle ripetere per il Natale successivo. Ma il Papa, essendo vietati dalla chiesa i drammi sacri, gli permise solo di celebrare la messa in una grotta naturale invece che in chiesa. Quando giunse la notte santa, nel piccolo borgo di Greccio, accorsero dai dintorni contadini ed alcuni Frati. All’interno della grotta fu posta una greppia riempita di paglia ed accanto vennero messi un asino ed un bue. Nella notte di Natale a Greccio quindi non c’erano nรฉ statue e neppure raffigurazioni, ma unicamente una celebrazione eucaristica sopra una mangiatoia, tra il bue e l’asinello. Solo piรน tardi tale avvenimento ispirรฒ la rappresentazione della Nativitร mediante immagini, ossia il presepio in senso moderno.
La costruzione del primo presepe quindi fu commissionata allโartista di Colle di Val dโElsa, Arnolfo di Cambio, nel 1283 da parte del papa Niccolรฒ V, che voleva celebrare lโevento ideato da San Francesco a Greccio.
don Ennio Grossi
(fr. Luigi Maria, O.P.) Questo presepe si trova ancora oggi nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore. Da questo momento in poi le notizie si fanno molto frammentarie. Si sa che nel 1330 un presepe venne costruito per la chiesa di Santa Chiara a Napoli. A partire dal XV secolo รจ possibile rintracciare dei veri e propri scultori di figure (“figurarum sculptores”) atti a comporre le sacre rappresentazioni e fra questi, i fratelli Giovanni e Pietro Alemanno che, nel 1470, crearono le prime statuine lignee della Nativitร . Nel 1530 San Gaetano da Thiene realizzรฒ nell’Oratorio di Santa Maria della Stalletta โ cosรฌ chiamata perchรฉ era stata ricavata da una stalla โ un presepe con figure in legno abbigliate secondo la foggia del tempo dopo che la Madonna, apparsagli in visione nella Basilica di santa Maria Maggiore in Roma, gli aveva concesso il privilegio di tenere il Bambino Gesรน tra le sue braccia.
Ma arrivato il โ700 e salito al trono Re Carlo III di Borbone il presepe acquisterร il suo massimo splendore. Re Carlo, unitamente allโinteresse per la caccia, le arti e lโamore per il suo popolo ebbe un trasporto commovente per la famiglia e un amore intensissimo per la moglie, la giovane Maria Amalia. Per questo quando Padre Gregorio Maria Rocco โ fidato consigliere – propose al Re di interessarsi al Presepe, la Regina non solo ne fu partecipe ma instancabile operatrice. Padre Rocco nacque nel capoluogo campano il 4 ottobre 1700, e fu un uomo ben voluto da tutti. Si dice di lui che fosse โpiรน potente del Sindaco, dellโArcivescovo, ed anche del Reโ (Alexandre Dumas – I Borbone di Napoli). Nel corso dellโanno 1782 morรฌ a Napoli allโetร di 82 anni. Fu ispiratore di un ospizio che accoglieva i poveri diseredati e di case di accoglienza e di istruzione, per sottrarre i giovani alla delinquenza. Unโiniziativa notevolmente efficiente fu quella di provvedere allโilluminazione delle strade, fino ad allora inesistente, per impedire ai malviventi di compiere atti di borseggio sui viandanti. Puntando sul cuore dei fedeli, fece apporre sui muri delle case le immagini sacre, sollecitando il popolo religioso ad accendervi davanti ogni sera una lampada. Da quel momento Napoli ebbe la sua prima illuminazione.
A Padre Gregorio Maria Rocco dunque si deve anche la diffusione del presepe nelle case popolari. Questo amore profondo lo portava a prodigare nella costruzione di presepi sia nelle case private sia nelle chiese cittadine. Egli stesso si cimentava nei progetti di realizzazione coinvolgendo il popolo e non solo, perfino Carlo di Borbone, appassionato e provetto costruttore del presepe di Palazzo Reale, si compiaceva nellโaiutare il Padre in questa sua devota missione di voler riavvicinare la popolazione al culto di Dio, alla nascita di Gesรน, santificando il Natale. E per intensificare questa passione del re, Padre Rocco pensรฒ bene di far realizzare, lungo la salita che portava al Palazzo di Capodimonte, nel cui bosco il sovrano si inoltrava per la caccia, una grotta nel tufo immettendovi un piccolo presepe; in tal modo, Carlo, passandovi in carrozza, poteva ammirarlo. Il consiglio di Padre Rocco al re tendeva solo alla propaganda religiosa. Se nonchรฉ il presepe, invece di sollecitare mistici proponimenti, sollecitรฒ lโestro e la fantasia dei napoletani che iniziarono a realizzare in ogni casa, quasi come una gara, i presepi piรน belli.
I racconti evangelici vennero stravolti, e degli antichi testi rimase solo lโepisodio centrale della Nativitร . Alle arabesche scene del lontano paesaggio dโoriente si sostituiranno le assolate e vocianti regioni del sud Italia. E le atmosfere che si respireranno propongono colori e calori rubate alle scene della vita di tutti i giorni. Il presepe rappresentรฒ un simbolo di affezione che il frate domenicano predilesse fin da bambino, realizzandone uno nella casa paterna; unโattivitร che condusse poi anche nei conventi in cui abitรฒ alla Sanitร e al Monte di Dio, e soprattutto in quello di S. Spirito a Palazzo, dove vi destinรฒ metร dalla sua cella.
don Ennio Grossi (fr. Luigi Maria, O.P.)
sacerdote diocesano domenicano