Pasqua, festa dei macigni rotolati

Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua รจ la festa dei macigni rotolati.
E’ la festa del terremoto. La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro. Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro. E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione del peccato. Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte. Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererร per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterร finalmente il miracolo che contrassegnรฒ la resurrezione di Cristo.
Tonino Bello
La Pasqua sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte, dal versante giusto: quello del โterzo giornoโ. Da quel versante, il luogo del โCranioโ, il Golgota, ci apparirร come il monte Tabor. Le croci sembreranno antenne, piazzate in alto per farci udire la musica del Cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dellโagonia, ma i travagli del parto. E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin dโora le luci di un mondo nuovo!
(rubrica a cura di fr. Vincenzo Caprara, O.P.)
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