DOMENICANI

Provincia Romana di S. Caterina da Siena

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LUNEDI 15 DICEMBRE

CREDERE IN GESÙfoto-avvento L’opera e l’insegnamento di Gesù, da sempre, hanno avuto oppositori e obiettori. E il motivo è facile comprenderlo. Né la sua opera, né il suo insegnamento rientrano nella regola comune, quella dettata dai nostri limiti umani.


Egli, Gesù, fa miracoli: guarisce ogni sorta di malattia con una semplice parola, anche pronunziata da lontano; e il suo insegnamento è straordinario: anche chi gli è contro è costretto a riconoscere che nessuno ha mai parlato come parla lui.
Gesù viene spesso “messo alla prova“ da parte dei suoi oppositori per farlo cadere in errore o coglierlo in contraddizione. Conosciamo tutti cosa avvenne quando gli domandarono se andasse pagato o no il tributo a Cesare (Mt 22,17) e anche come si comportò quando gli presentarono la donna colta in adulterio (Gv 8,3). Gesù ne usciva sempre vittorioso.
Dai Vangeli sappiamo che Gesù più volte veniva provocato a dare garanzia sull’autorità con cui operava (Mt 12, 38; Gv 2,18). Nel brano evangelico della liturgia di oggi viene chiesto a Gesù anche con quale autorità insegna. Dietro la domanda che gli viene ora rivolta è messa in dubbio la sua funzione messianica che invece, proprio parole e opere, Egli dimostrava di svolgere.
Ma dove non arrivava la bontà e la misericordia del Signore anche verso i suoi nemici: perfino sulla croce, ricordiamo, perdonerà e pregherà per loro! Anche quando viene “messo alla prova“ o addirittura attaccato, Gesù continua ad essere il Maestro per eccellenza, e veramente buono, che coglie ogni occasione pur di portare i suoi “alunni” (“dalla dura cervice“) ad una conoscenza più alta, alla conoscenza delle verità necessarie alla salvezza eterna.
Gesù non si muove sul piano umano e basta: non fa il geniale logico che sconfigge i suoi obiettori. Per Gesù è più importante che essi, gli obiettori, comprendano e credano che la sua “competenza e autorità” gli è stata data da Dio e proprio per il loro bene (Mt 7,29; 8,9; 9,6; 10,1).
Gesù - come allora i farisei così oggi noi - porta a riflettere sull’atteggiamento – spesso sbagliato – che prendiamo di fronte alla sua Parola. Siamo spesso chiusi ai doni dello Spirito Santo per mancanza di preghiera e di purezza di cuore. Questa purezza ci riporta alla semplicità della colomba, nel sapere accogliere il Vangelo, e alla prudenza del serpente per avere il discernimento da saper distinguere la sana dottrina da quelle peregrine (2 Tim. 4,1). Ma è soprattutto la preghiera che ci assicurerà di aderire pienamente a Cristo Verità e di essere “una cosa sola con Lui” (Gv 17,11). E questa unità è Vita eterna!

fr. Eugenio Zabatta, O.P.
Convento S. Maria Novella (Firenze)

 

Brano evangelico: Mt. 21, 23-27.

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