DOMENICANI

Provincia Romana di S. Caterina da Siena

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Santa Caterina da Siena e San Francesco d'Assisi, patroni d'Italia da 75 anni

santacaterina-sanfrancescoIl 18 giugno 1939 il Papa Pio XII proclamava Santa Caterina da Siena e San Francesco d’Assisi patroni d’Italia, quindi quest’anno ricorre il 75° anniversario.

In occasione del 50°, San Giovanni Paolo II scriveva una lettera ricordando questo evento come “significativa circostanza” per il popolo italiano, e lo è anche oggi, “per ravvivare la fiducia e la devozione verso questi insigni protettori, ed invocare da Dio, per loro intercessione, una rinnovata effusione di grazia sull’amata terra italiana”.

Ci si offre l’opportunità di far conoscere meglio una donna eccezionale quale Caterina da Siena (mentre san Francesco è molto più conosciuto): proprio lei è patrona d’Italia, e non un’altra santa italiana, perché ha lasciato un’impronta incisiva e indelebile nella storia del nostro Paese. Caterina è nata a Siena nel 1347 ed è morta a Roma nel 1380. La sua vita è stata tutta dedicata a Dio, ma da Dio stesso è stata sospinta a partecipare alla vita della sua città soccorrendo i poveri e i malati, spegnendo l’odio, ricomponendo le contese, tessendo la pace. La sua fama di santità e di servizio al popolo si è presto diffusa per cui la sua presenza è stata richiesta in altre città italiane tra cui Firenze, Pisa, Lucca ecc. Caterina è anche andata a piedi fino ad Avignone in Francia, mediatrice di pace per Firenze, e per chiedere al Papa di ritornare a Roma, sede naturale del papato (e la sua richiesta fu miracolosamente esaudita).

Oltre ai viaggi per incontrare i governanti ed esortarli con la sua parola e la sua testimonianza, si industriava in tutti i modi per cercare di ristabilire la giustizia e per eliminare l’odio dai cuori e dalle famiglie e pacificarle con Dio. L’ha fatto anche dettando 381 lettere, di cui 342 ad italiani di ogni ceto e di varia provenienza: sono testi “in volgare” cioè in italiano per cui Caterina è anche la prima donna italiana “scrittrice”. Dunque una personalità di rilievo non soltanto dal punto di vista religioso, ma anche civile, come la definisce Paolo VI, “la Santa della politica” (a quel tempo religione e politica era un tutt’uno). Nelle lettere Caterina è forte e quasi temeraria nel richiamare tutti alla verità, compreso il Papa. Sua tipica espressione è “io voglio”. In Caterina dobbiamo evidenziare, pur in quell’epoca, il ruolo sociale avuto come donna: viene anche chiamata dal Papa a predicare ai Cardinali in Concistoro. Parla con schiettezza, con la forza che viene da Dio e i Cardinali commentano: “È lo Spirito Santo che parla in lei!”. Per questo, benché sia vissuta nel 1300 e sia morta a soli 33 anni, la forza della sua parola è capace di rigenerare anche dopo secoli.

Nelle lettere Caterina rimprovera con vigore l’ingiustizia, i raggiri, la corruzione. Per esempio a Giovanna regina di Napoli dice: “Ti parlerei con riverenza, se fossi obbediente e giusta, ma poiché cambi faccia e non sei ferma nelle decisioni, non sono per niente riverente” (lettera n. 317).
Dice al Papa (lettera n. 364, a Urbano VI) che “deve lavare il ventre della Santa Chiesa, spazzarlo dal fradiciume e porvi quelli che attendono all’onore di Dio e vostro e al bene della Santa Chiesa”. “Il bene della Chiesa” e la pace si richiamano a vicenda, secondo Caterina, che invoca a capo delle comunità pastori e politici degni, capaci di pensare e volere in grande, capaci di andare oltre il tornaconto personale, qualità indispensabili allora come oggi. In un’altra lettera dice: “Ora è tempo di gridare, di piangere, di dolerci… l’anima mia nel dolore gode ed esulta imperocché tra le spine sente l’odore della rosa che è per aprire”. Caterina non si limita a denunciare quello che non va: ci sono le spine, è vero, ma tra le spine viene fuori la rosa, cioè il male vien messo a nudo per indurre al cambiamento e aprire alla speranza nell’arrivo della primavera.

San Giovanni Paolo II nella lettera sopracitata si chiede: “Che cosa dobbiamo imitare della patrona d’Italia?” e risponde, rivolgendosi a tutti: “la vita interiore”. Tutto quello che Caterina ha compiuto nasce dalla vita interiore. È l’unione con Cristo che la porta a diventare operatrice di fraternità e di pace, ad escogitare tutti i modi possibili per riportare gli uomini verso Dio, a far la pace con Dio, con se stessi e con gli altri.
Proclamando i due patroni d’Italia, Papa Pacelli aveva detto: “Italiani ambedue, in tempi straordinariamente difficili, mentre vivevano con nitido fulgore di opere di virtù, illustrarono e beneficarono abbondantemente questa loro e nostra patria”.

Una legge italiana, di cui molti non sono a conoscenza, mette in risalto il significato della loro opera. Si tratta della legge 10 febbraio 2005, n. 24. Essa recita: “Riconoscimento del 4 ottobre quale solennità civile e giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse in onore dei patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena” (primo comma). Cioè nel giorno della festa religiosa di San Francesco lo Stato italiano ha la sua solennità civile di tutti e due i santi patroni. Al secondo comma precisa: “In occasione di questa solennità civile sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri, in particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, dedicati ai valori universali indicati al primo comma di cui i santi patroni speciali d’Italia sono espressione”.

A Roma è stato costituito un Comitato di francescani e di domenicani che ha prodotto e produce materiale per le scuole di ogni ordine e grado, come cita la legge. Si può far riferimento a questo Comitato per interessare i docenti ai temi evidenziati: dialogo, pace, fraternità tra culture e religioni diverse. San Francesco e Santa Caterina hanno incarnato questi valori, ecco perché sono patroni d’Italia.

Presidente del Comitato è il domenicano P. Antonio Cocolicchio O.P.
Convento S.Maria sopra Minerva, Piazza della Minerva, 42  - 00186 Roma.
Tel. 06 6790671 - Cell. 339 3832922 
Inoltre: www.centrostudicateriniani.it  → “notizie ed eventi”.

fr. Antonio Cocolicchio, O.P.

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