DOMENICANI

Provincia Romana di S. Caterina da Siena

Primizia della Redenzione

L’8 dicembre di 164 anni fa, nella cappella Sistina, il papa Beato Pio IX, con la bolla “Innefabilis Deus” definiva come verità di fede rivelata che “La beatissima Vergine Maria, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento”.

Il Vangelo di questa solennità, il brano dell’Annunciazione (Lc 1, 26-38), che ci parla dell’incarnazione del Figlio di Dio nel ventre purissimo della Vergine Maria, ci aiuta veramente a cogliere il motivo di una così singolare grazia concessa alla Vergine Maria: Nostra Signore è preservata immune dal peccato originale, cioè dal peccato di Adamo ed Eva trasmesso per propagazione a tutta l’umanità che consiste nella privazione della santità e giustizia originali, in quanto prescelta ad essere la Theotokos, cioè la Madre di Dio.

Scrive sant’Anselmo: «Dio creò ogni creatura, e Maria generò Dio: Dio, che aveva creato ogni cosa, si fece lui stesso creatura di Maria, e ha ricreato così tutto quello che aveva creato. E mentre aveva potuto creare tutte le cose dal nulla, dopo la loro rovina non volle restaurarle senza Maria. Dio dunque è il padre delle cose create, Maria la madre delle cose ricreate» (Disc. 52; PL 158, 955-956). Da questo titolo ed ufficio di Madre di Dio, derivano tutti gli altri uffici e privilegi che gode Maria Santissima: perpetua verginità, socia del Redentore nella redenzione, assunzione al cielo in anima e corpo, Regina, mediatrice di grazie ecc. e non ultimo la sua Immacolata concezione.

Non è da nascondere che il riconoscimento di questa verità di fede ha avuto un percorso in salita, lungo la storia. Anche i più celebri dottori mariani della Chiesa, penso ad esempio a un san Bernardo da Chiaravalle denominato “il cantore della Vergine”, non erano convinti di una tale condizione della Vergine Maria, ma anche altri teologi fra i quali, nella scuola francescana, Alessandro di Hales e san Bonaventura da Bagnoregio; nella scuola domenicana, sant’Alberto Magno e il grande san Tommaso d’Aquino ecc. Tale avversione non era contro la Vergine Maria o la sua purezza. San Tommaso, per esempio, insegnava che la Vergine Maria seppur avesse contratto il peccato originale come ognuno di noi, prima di nascere fu santificata e in tal modo, nacque purificata dal peccato originale, dunque la redenzione assume un carattere di liberazione dal peccato più che preservazione (redenzione liberativa).

I motivi principali che portavano tali autori a tali conclusioni erano due: la dottrina della Redenzione universale di Cristo: «tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù» (Rom 3, 23-24) e le conoscenze scientifiche del tempo. Questi due motivi di fatto sono, in un certo verso, collegati a vicenda. Per quanto riguarda la scienza del tempo, essa riteneva che il solo concepimento fosse insufficiente a formare la persona umana in quanto separava il momento del concepimento dal momento dell’animazione: solo con l’animazione il soggetto diventa una persona umana e dunque eredita il peccato originale. Di conseguenza, se riflettiamo bene, se il soggetto della grazia è la creatura razionale e l’individuo è tale quando il suo corpo è animato; se il momento della concezione non coincide con l’animazione ma tra un momento e l’altro passa un lasso di tempo (la scienza del tempo sosteneva che tale periodo fosse di 40 giorni per i maschi e di 80 per le femmine), si comprende da sé l’impossibilità di mondare dalla macchia di peccato la Vergine Maria nella sua concezione, perché in quel momento non sarebbe stata una creatura razionale e di conseguenza non avrebbe potuto contrarre neppure il peccato originale. domenico vendemmiati     fr. Domenico Vendemmiati, O.P.Da come possiamo vedere siamo sempre nell’ambito di una redenzione liberativa ma non preservativa (quella che sarà formulata nel dogma). Ma soprattutto, se fosse stata santificata prima dell’animazione e pertanto non avesse contratto il peccato originale, non avrebbe avuto bisogno della redenzione e della salvezza (cfr. STh, III, q. 27, a. 2, co.); dunque, conseguenza inevitabile: la redenzione non sarebbe stata più universale dal momento che Maria non ne avrebbe avuto bisogno in quanto senza peccato originale. Il risultato evidente di una simile conclusione era contraddire in modo palese la Sacra Scrittura.

La soluzione al dilemma la darà in un primo tempo il teologo francescano Guglielmo di Ware, utilizzando un termine “preservare” che darà una svolta alla questione: «il peccato sarebbe stato in Maria, se lo stesso Figlio non l’avesse preservata» (Guglielmo di Ware, I Set. l. 3, d. 3). Si può facilmente scorgere, quanto sia sottile questa frase che si muove tra un condizionale e un congiuntivo tutta volta a sottolineare quale sarebbe stato il destino di Maria se il Figlio non l’avesse preservata. Quindi il Figlio preserva la madre dal peccato originale facendo sì che il peccato non l’abbia a toccare. Successivamente, sarà un altro teologo francescano, Giovanni Duns Scoto, allievo di Guglielmo di Ware, a portare un ulteriore e decisivo contributo alla teologia dell’Immacolata concezione che sarà recepita dalla Chiesa nella formulazione dogmatica contenuta nella Bolla “Innefabilis Deus” del 1854. Nella riflessione teologica del Beato Scoto contenuta nella quæstio 1, d. 3 del Commento al terzo libro delle sentenze, possiamo cogliere due punti fondamentali circa la questione: primo, la possibilità in Dio di poter santificare nel primo istante una persona donando alla sua anima tanta grazia quanta ne dà a chiunque ne riceve la circoncisione [nell’antica legge] o il battesimo: «Deus in primo instanti illius animae infundere sibi gratiam tantam, quantam alii animae in circumcisione, vel Baptismo» (Giovanni Duns Scoto, III Sent. d. 3, Q. 1); secondo, l’eccellenza di Cristo in quanto redentore, riconciliatore e mediatore.

A tal riguardo, il Beato Duns Scoto approfondisce il modo della redenzione di Cristo a partire dall’universalità della redenzione: se è pur vero che la redenzione riguarda tutti, in quanto «tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù», egli, riprendendo il suo maestro Guglielmo, considera il modo in cui questa può avvenire riprendendo il termine “preservare” e parlando di redenzione preservativa, cioè la redenzione attraverso la preservazione dalla macchia della colpa originale, asserendo che: «excellentius beneficium est praeservare a malo, quam permittere incidere in malum, et ab eo postea liberari - preservare dal male è un beneficio più eccellente che permettere di cadere nel male e poi esserne liberati» (Ibidem). Pertanto, Scoto sottolinea che Maria santissima avrebbe contratto il peccato originale se non fosse stata prevenuta dalla grazia di Cristo che l’ha preservata dal peccato originale. Per meglio capire tale affermazione potremmo fare un esempio: e come se noi stessimo passando lungo la strada e dal palazzo di sopra ci facessero un gavettone: l’acqua ci sta per giungere addosso ma nel mentre sta per accadere questo, una persona ci scosta avvolgendoci con un telo in modo da non poterci bagnare. Bene, questa è la preservazione dal peccato. Dunque, la Vergine Maria, anche lei bisognosa di redenzione, fu redenta prima degli altri con la preservazione dal peccato originale (redenzione preservativa) non per i suoi meriti, ma per i meriti di Cristo suo figlio.

Da come si può scorgere, il contributo del Beato Scoto sarà importante per quanto riguarda la dottrina dell’Immacolata concezione, anche se non placò in alcun modo le acque avverse. Verrà posto un “termine” alla discussione teologica solo nel 1854 con la definizione dogmatica, che farà proprie le ragioni addotte dal Beato Scoto, ponendo inoltre in risalto un elemento nuovo che la scienza del tempo non conosceva, cioè l’unico momento della concezione e dell’animazione, ossia che l’animazione avviene al momento del il concepimento. La definizione dogmatica dichiarerà Maria immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante della sua concezione.

Nel contemplare nella festività odierna il mistero dell’immacolata concezione di Maria, nella quale Dio ha preparato una degna dimora per il suo Figlio, chiediamo al Signore di concederci per sua intercessione di andare incontro a lui in santità e purezza di spirito.

fr. Domenico M. Vendemmiati, O.P.
Convento S. Maria sopra Minerva, Roma

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