DOMENICANI

Provincia Romana di S. Caterina da Siena

Fare della filosofia una casa comune

«La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale il mondo rimane tale e quale»: ecco in poche parole l'opinione comune sulla filosofia, fuori e dentro la Chiesa. Se siamo sinceri, è facile accorgersi che uno dei motivi della crisi del pensiero (anzitutto teologico e filosofico) all'interno della Chiesa Cattolica è proprio il fatto che le questioni a cui spesso si cercano risposte non sembrano – ai più – essere in linea con le autentiche domande che abitano i cuori e le menti degli uomini. Sappiamo tutti, ovviamente, che quelli compiuti finora sono stati degli sforzi sinceri di ricerca della verità nei suoi diversi aspetti, eppure agli occhi di molti sembra che lo studio e la ricerca nella vita ecclesiale siano un “di più” lontano dai reali bisogni dell'uomo di oggi.

È quindi necessario, all'interno della Chiesa, compiere una profonda riflessione sull'identità e sul ruolo della filosofia per la vita e la missione dello stesso Popolo di Dio. Certo, a motivo della sua dimensione “ancillare” (come dicevano i medievali) essa è chiamata a venire incontro ai bisogni della teologia, offrendole argomenti e spunti di riflessione da cui partire per un'ulteriore approfondimento del mistero di Dio, della creazione, della redenzione, etc. Tuttavia non possiamo cedere alla tentazione di fare della filosofia una disciplina banalmente “servile”. Ahimè però, se la consapevolezza della funzione propria della filosofia è ben presente in ambito laico (cioè "non religioso"), non si può dire la stessa cosa per il mondo ecclesiale: basterebbe guardare ai piani di studio dei candidati agli ordini sacri (i futuri ministri di Dio) per capire come spesso gli studi filosofici siano intesi solo in chiave propedeutica agli studi teologici, generando così in coloro che li compiono disinteresse e pressappochismo.

Quale, dunque, potrebbe essere il ruolo della filosofia nella vita della Chiesa dei nostri giorni? fabrizio cambi3   fr. Fabrizio Cambi, O.P.Per rispondere a questa domanda sarà utile considerare quanto scrive fr. Bruno Cadoré, già Maestro dell'Ordine dei Predicatori, a proposito di san Domenico e del suo “metodo” di annuncio del Vangelo. Fr. Bruno dice che «scartando l'a priori, l'idea preesistente, il giudizio preconcetto, Domenico vuole annunciare la Buona Novella del Regno come faceva Gesù, andando incontro all'umanità così come è e divenendone amico» (B. Cadorè, Avec Lui, écouter l'envers du monde, 83-84). In maniera analoga, credo che il compito odierno della filosofia nella vita Popolo di Dio debba essere proprio questo: mettere i cristiani in dialogo con il mondo per condividerne le vere domande e, insieme a chi cristiano non è, cercarne le risposte. In quanto “amore della sapienza”, la filosofia ha di fatto in sé la potenzialità di essere luogo di confronto con quella parte del mondo che non crede o ritiene impossibile/inutile parlare di verità rivelata, di teologia, etc. Non si tratta ovviamente di escludere la teologia dalla vita della Chiesa – sarebbe assurdo e dannoso –, quanto piuttosto di trovare per la Chiesa e per il mondo una “casa comune” in cui incontrarsi e cercare insieme la verità, come scrisse sant'Alberto Magno: “In dulcedine societatis, quaerere veritatem”.

Alla base di tutto, però, dovrà esservi la convinzione che il principio hobbesiano “homo hominis lupus” è radicalmente falso. San Tommaso ad esempio, contrariamente a quanto disse il filosofo e matematico britannico, insegna che le relazioni tra gli esseri umani sono anzitutto relazioni di amicizia a motivo dell'appartenenza alla medesima specie: «maxime est naturalis amicitia illa, quae est omnium hominum adinvicem, propter similitudinem naturae speciei» (In VIII Ethic., l. 1). Se pertanto i cristiani e i non-cristiani faranno proprio questo atteggiamento di fondo, vedendo cioè nell'altro non un nemico da abbattere ma un “amico” da incontrare, sarà possibile iniziare a confrontarsi su quelle domande comuni presenti nell'animo umano.

Credo pertanto sia ormai giunto il momento di riconoscere alla filosofia la sua vocazione specifica che forse ha sempre avuto, quella cioè di essere punto d'incontro tra il pensiero credente e quello “laico”. Occorre, ora più che mai, rivitalizzare il ruolo di questo comune “amore per la sapienza” per poter vivere insieme a chi è lontano la piacevole fatica (cfr. SCG, l. 1, c. 2) di cercare risposte alle autentiche domande che abitano l'uomo di oggi, con la consapevolezza, da parte nostra, che la Verità si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi.

fr. Fabrizio Pietro M. Cambi, O.P.
Convento S. Maria Novella, Firenze

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