Preghiera di un ribelle

Tu non esisti, io lo so non voglio nemmeno parlare di te. Tu non sei che una pericolosa invenzione. Hanno talmente ucciso e umiliato in nome tuo. Tu non sei più reale della statua di un re. Mi hanno insegnato a forza di punizioni tutto l’Ā«amoreĀ» che ha ispirato le tue leggi.
E tu vorresti oggi che io creda al tuo perdono! Se tu esistessi, mi daresti la fede, non la dittatura di una religione. Pare che tu sia venuto per i poveri che non hanno un tetto. Tuttavia di fronte alle porte chiuse della tua Chiesa, io tremo terribilmente e il mio cuore sanguina di freddo. Anche sul marciapiede, la mia presenza scandalizza. Io non sono forse degno di te n del tuo calore. Allora, perchĆ© affermare che tu accogli anzitutto il peccatore? Se tu esistessi, accetteresti le mie debolezze e verresti a saziare la mia fame di tenerezza. Sono molti che mi parlano del tuo amore, ma quando tendo loro la mano, cambiano strada. Hanno paura di amarmi per rinnegarti facilmente? Io non chiedo loro l’abbondanza del loro granaio. Ho semplicemente bisogno di un po’ di speranza. Per tutta la vita, ho detestato il tuo silenzio. Ed ecco che, questa sera, mi sorprendo a pregarti come se non sapessi più… Non sapessi più resisterti.
Francois Gervais
In questa preghiera intendiamo occuparci delle āmaschereā di Dio, ovvero delle false rappresentazioni di Lui che sono diffuse nel nostro immaginario religioso, individuale e collettivo, e che costituiscono una vera, seppur inconscia, mistificazione della bellezza della Rivelazione. Si tratta di un tema di centrale importanza, perchĆ© avere una falsa immagine di Dio costituisce la più grande schiavitù in cui lāuomo possa cadere. Non a caso la Scrittura denuncia ripetutamente il peccato dāidolatria, lāinvenzione di divinitĆ che non esistono e che sono la proiezione nella sfera del divino dei desideri e delle ambizioni dellāuomo. Da tale schiavitù, prima e più che da ogni altra, ha inteso liberarci il Signore, aprendoci lāaccesso allāintimitĆ con il Padre suo nella maniera più intensa possibile: āFilippo, chi ha visto me, ha visto il Padreā (Gv.14, 9). Eppure unāanalisi del nostro vissuto religioso porta a concludere che lāuomo pagano che sopravvive in noi distoglie troppo spesso gli occhi da Gesù, in cui il Padre si dĆ a conoscere, per continuare a rappresentarsi Dio diversamente, come una realtĆ lontana e minacciosa, che incombe dallāalto sulla nostra esistenza, creando una zona dāombra in cui si può vivere solo nella paura⦠āDio ti vedeā. Per quanti, anche di coloro che si riconoscono discepoli del Signore e ascoltano la sua parola, questāaffermazione più che presentarsi come una lieta notizia, risuona come unāoscura minaccia! In quante persone lāidea di essere guardati da Dio suscita più inquietudine che consolazione, come se il suo sguardo ponesse allāuomo un ultimatum: āStaā attento, perchĆ© ti vedo! O ti pieghi a fare il mio volere, o non hai scampo!ā
(rubrica a cura di fr. Vincenzo Caprara, O.P.)
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