DOMENICANI

Provincia Romana di S. Caterina da Siena

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Sulle tracce di un umanesimo teologale

I “Pomeriggi alla Minerva” 2016-2017

Situato nel centro storico di Roma, a contatto con numerosi siti di rilievo ecclesiale e civile, già punto nevralgico della vita dell’Ordine per diversi secoli, il convento di Santa Maria sopra Minerva ha visto negli ultimi anni accrescere la sua vitalità grazie a una serie di circostanze convergenti che ne hanno favorito una rinnovata visibilità e la possibilità di una più ampia missione sul piano liturgico, spirituale e culturale.

 

Dapprima l’accoglienza di giovani frati appartenenti ad altre Province dell’Ordine, inviati a Roma per il completamento degli studi post-istituzionali (licenza, dottorato), ha contribuito a dare alla comunità una fisionomia internazionale (e interculturale), che ben si accorda con la sua posizione centrale e la sua vocazione apostolica e intellettuale. 

Successivamente, l’accoglienza dei frati in formazione iniziale della nostra Provincia (a partire dal luglio 2015) e di quelli delle altre Province italiane che vogliano inviare i loro frati studenti nel nostro studentato per gli studi istituzionali, ha ulteriormente arricchito la comunità di una missione di servizio e di una presenza giovanile, che rinnova felicemente la sua tradizione (anche recente) di comunità formativa e di studio. Tutto ciò sembra offrire al complesso minervitano la singolare opportunità di poter essere anche oggi un polo spirituale e culturale significativo per l’Ordine e per la Chiesa.

Tra i vari eventi che normalmente hanno luogo nel convento o nella basilica della Minerva (mostre, conferenze, presentazioni libri, concerti), l’anno sociale da poco conclusosi ha visto anche l’edizione del primo ciclo di incontri a carattere teologico-culturale promossi dalla comunità e organizzati nella forma di conferenze, tavole rotonde, o serie di lezioni. I “Pomeriggi alla Minerva”, che si sono svolti nella Sala del Senato (Sala Capitolare), e che hanno visto la partecipazione, oltre ai frati della Minerva, di confratelli di altri conventi dell’Ordine, di membri della Famiglia Domenicana e di amici e persone legate a diverso titolo alla comunità e al convento, si sono svolti in due sessioni, la prima da novembre 2016 a gennaio 2017 e la seconda da marzo a maggio 2017.

La finestra invernale è stata inaugurata da un pomeriggio cateriniano con lettura testi dagli scritti della santa senese e intermezzi musicali (“Vivere il nostro tempo. La certezza del tempo futuro”, 5 novembre 2016), seguita poi dal corso in quattro lezioni tenuto da fr. Paolo Garuti sulla Lettera ai Romani di s. Paolo (“La Lettera di Paolo ai Romani: riconoscersi nella libertà”, 7-21 novembre; 5-19 dicembre), dalla presentazione del libro di S.E. mons. Lorenzo Leuzzi “Il Vangelo della misericordia” (8 novembre), dalla conferenza da me tenuta sul tema del Gender e sulle sfide che esso pone alla riflessione teologica e alla missione pastorale della Chiesa oggi (“La questione gender. Una sfida per un’antropologia duale, 19 novembre), dalla relazione del dott. Antonio Casu (Bibliotecario della Camera dei deputati) su Thomas More e la sua idea di Europa (“Thomas More e l’idea di Europa”, 3 dicembre) per chiudere poi con la conferenza di fr. Daniel Ols sull’Inquisizione medievale e le sue caratteristiche teologiche e giuridiche (“La Sacra Inquisizione medievale”, 17 dicembre). daniele aucone academiafr. Daniele Aucone, O.P.La sessione primaverile si è svolta in quattro incontri che hanno avuto come tema le sfide che la rivoluzione tecnologica e le recenti scoperte scientifiche pongono alla visione cristiana dell’uomo e dell’universo. Si è iniziato il 31 marzo con una Tavola rotonda organizzata dall’Istituto “Alberto Magno” sul libro “Vivere con i robot. Saggio sull’empatia artificiale” con la partecipazione degli autori Paul Dumouchel e Luisa Damiano, sui temi dell’intelligenza artificiale e delle nanoteconologie, seguita dalla conferenza del dott. Paolo Colona (astrofisico) a proposito della recente scoperta dei sette pianeti della Via Lattea che rientrano nella cosiddetta “fascia di abitabilità” (“La vita nell’universo. Lo stato della ricerca alla luce delle recenti scoperte”), dalla conferenza del priore fr. Riccardo Lufrani sul cambiamento d’epoca che la società e la Chiesa stanno vivendo in questo tempo, con particolare riferimento alle sfide che la rivoluzione informatica e digitale pongono alla visione filosofica e teologica dell’uomo (“Homo Deus. Modernità, cristianesimo, futuro”, 20 maggio), per chiudere con la relazione da me tenuta sulla questione del Transumanesimo e sugli interrogativi e le questioni che il fenomeno solleva alla luce di un’antropologia cristiana (“Esseri umani 2.0. Dal Transumanesimo all’oltre-uomo del Vangelo”, 27 maggio).

Stilato a partire dalle competenze e professionalità disponibili, dai diversi impegni dei relatori e conferenzieri contattati, dal coordinamento con le altre attività e appuntamenti della comunità, il programma di questo primo ciclo di “Pomeriggi alla Minerva” ha trovato proprio nella ricerca di un “umanesimo teologale”, un umanesimo cioè aperto alla trascendenza e al mistero, evitando così le aporie e le impasse del progetto moderno, il proprio tema di fondo e fil rouge. Superare grazie alla teologia paolina un’idea di libertà esclusivamente negativa (libertà da qualcosa) a favore di un concetto di libertà positiva e di servizio (libertà per qualcosa); allargare la dimensione della giustizia oltre il solo ambito positivo e legale, includendovi l’aspetto della gratuità e del dono (misericordia); riconsiderare il progetto dell’Unione Europea in direzione di un’Europa più incentrata sui popoli e sui cittadini e meno sugli Stati e i Governi; delineare un’antropologia che prenda in carico la dimensione della differenza di genere come fonte di reciprocità e di comunione; riappropriarsi del tema della ricerca della verità (Inquisitio veritatis) in ambito ecclesiale, al di là delle sue deformazioni storiche e degli abusi commessi nel corso del tempo, sono stati tutti tentativi di esplorazione di un «umano possibile» (per dirla con il titolo di un libro di Rossano Sala) in questo tempo di congedo, appunto, dalla modernità.

E “umanesimo teologale” esprime anche l’ispirazione tipicamente tommasiana che ha animato e sostenuto questo primo ciclo di incontri. Pur non figurando infatti come oggetto specifico di una singola conferenza o relazione, l’Aquinate è stato senz’altro presente come motivo ispiratore dell’intero programma, proprio per questa sua capacità difficilmente eguagliabile di tenere in equilibrio il mistero di Dio e quello dell’uomo, superando gli unilateralismi e le strettoie che spesso hanno caratterizzato la riflessione (anche ecclesiale) nei secoli successivi. In un passaggio dell’articolo Posizione della teologia pubblicato per la prima volta nella Revue des sciences philosophiques et théologiques nel 1935, il teologo domenicano Marie-Dominique Chenu individuava proprio in tale aspetto la cifra di fondo della riflessione tommasiana, al di là della falsa alternativa (essa stessa già moderna) tra antropocentrismo e teocentrismo:

«Umanesimo teologale: queste due parole vogliono stare insieme. Sembra di dover scegliere tra antropocentrismo e teocentrismo. E il Rinascimento ha obbligato i cristiani, e perfino i teologi, a scegliere. Lasciamoli a queste false categorie e teniamoci sulla nostra strada […] Il dramma fu che la teologia umanistica procedette esattamente al contrario dell’ordine teologale. E gli stessi tomisti, per contrastarla, accettarono, come capita spesso, il loro stesso terreno di scontro, in modo che rifiutando con ragione di fare di san Tommaso un teologo umanista, smarrirono l’alto equilibrio del loro maestro»
(M.-D. CHENU, Posizione della teologia, in A. FRANCO, Marie-Dominique Chenu, Morcelliana, Brescia, 2003, pp. 112-113).

In questi scorci di Tardomodernità, in cui appaiono sempre più evidenti i limiti di un secolarismo ossessivo e chiuso in se stesso, e la sterilità (e pericolosità) di tentativi di ritorno del religioso in forme a volte regressive e autoreferenziali, il progetto di un umanesimo aperto a una trascendenza non alienante o violenta, ma fondante e pacifica, appare un compito ormai improrogabile per la società nel suo insieme: Gloria Dei est vivens homo, vita autem hominis est visio Dei (Ireneo di Lione).

fr. Daniele Aucone, O.P.

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