DOMENICANI

Provincia Romana di S. Caterina da Siena

Cosa avevano...

Cosa avevano in comune i discepoli di Gesù?

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.

Questo passaggio della prima lettura della seconda domenica di Pasqua tratto dagli atti degli apostoli è sempre stato usato per individuare le caratteristiche principali della Chiesa nascente, tenendola poi come esempio di vita cristiana, ripresa in modo particolare e più radicale dalla vita religiosa. 

A otto giorni dalla Pasqua, quella che tradizionalmente era chiamata la domenica in albis perché coloro che venivano battezzati la notte di Pasqua deponevano dopo l’ottava le loro vesti bianche, e poi rinominata domenica della Divina Misericordia da Giovanni Paolo II, le letture (in modo particolare la prima e il Vangelo) ci invitano a seguire la prima comunità ecclesiale nei primi passi dopo la Resurrezione.

Fra loro era tutto in comune. Gli atti degli apostoli fanno certamente riferimento, lo si esplicita chiaramente, ai beni. A nessuno manca nulla, chi aveva campi infatti li vendeva e gli apostoli poi ridistribuivano tutto secondo il bisogno. Ma fra loro, oltre i beni, c’erano anche tanti altri aspetti in comune. Prima di tutto la paura!

Gli apostoli li vediamo chiusi in una casa a Gerusalemme per paura di fare la fine del loro stesso maestro. Quasi tutti, eccetto Giovanni che lo ritroviamo ai piedi della croce, hanno abbandonato Gesù. Pietro lo rinnega. I discepoli di Emmaus parlano con senso di frustrazione perché pensavano che veramente quel Gesù sarebbe stato il salvatore di Israele.

Conseguenza della paura è il desiderio di pace. Hanno in comune questo desiderio. La pace è il saluto pasquale. Gesù appare ai discepoli dicendo: Pace a voi! Pace interiore, perdono. Il saluto pasquale di Gesù è un saluto di accoglienza, di misericordia. Conosce i sentimenti degli uomini che ha scelto, conosce le loro fragilità, ma anche le loro potenzialità e quindi offre il perdono invitandoli ad essere allo stesso tempo uomini del perdono e mezzo di misericordia. Le loro fragilità e i loro tradimenti sono perdonati, ma custodendo quella memoria della propria povertà diventeranno a loro volta uomini più facilmente aperti al perdono. “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» : si delinea il sacramento della riconciliazione, luogo per eccellenza in cui possiamo farci riavvolgere dall’abbraccio del Signore e fortificare dalla sua grazia per accogliere la sua volontà. Ma a donarci il perdono sono e rimangono uomini che nonostante il mistero del loro sacerdozio conservano le loro piccolezze, e soprattutto la necessità di una grande misericordia. Questa è una spaccatura interiore che richiede la pace del Signore.

gian matteo serrafr. Gian Matteo Serra, O.P.Il primo gruppo di cristiani condividono infine il tesoro di poter annunciare, nonostante la loro povertà, il messaggio della misericordia più grande mai ricevuta dall’umanità da Dio: la morte e risurrezione di Gesù per la Salvezza di tutti noi.

E’ importante prendere coscienza che la Chiesa è santa e fragile allo stesso tempo. Tommaso l’apostolo, sapeva che i suoi compagni, come lui d’altronde, erano scappati nel momento della prova. Ed ora questi traditori gli andavano a dire che Gesù era risorto. Non li crede! Voglio toccare io le sue piaghe, per crederci. Ma Tommaso, nonostante non creda a suoi compagni e forse continua a vederli solo come uomini disperati in cerca di una soluzione di fronte a questo dramma della crocifissione di Gesù, continua a rimanere in loro compagnia, a voler continuare a fare parte di quel gruppo. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Tommaso ha bisogno di vedere per poter testimoniare, direi che come apostolo ha diritto di vedere perché la chiesa possa fondarsi anche su di lui, e come apostolo sui suoi successori. E Gesù, sempre nel contesto di quel gruppo di paurosi, si rivela in modo personale al più incredulo. E’ sempre nel contesto ecclesiale, fragile quanto vogliamo, che Gesù continua a rivelarsi, ad essere annunciato e a essere accolto come Signore e Dio! E’ Gesù che ha scelto questa Chiesa, a volte ferita dal suo stesso peccato, ma custode di un tesoro di grazia così grande, ed è in modo prediletto in questa Chiesa che continua a farsi trovare.

Accomunati dalla paura, dal desiderio di pace, e dalla fragilità, i discepoli, come noi oggi, sono rinvigoriti dalla presenza del Risorto, che con Misericordia si lascia vedere, si lascia toccare e quindi dona il coraggio di poterlo annunciare. Questo provano a farlo con un cuor solo e un’anima sola, cercando di accogliersi con la stessa misericordia con cui Dio li accoglie, e tramandando sino a noi questo messaggio di unità.

fr. Gian Matteo Serra, O.P.
Convento di S. Maria sopra Minerva, Roma 

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