DOMENICANI

Provincia Romana di S. Caterina da Siena

Tommaso d'Aquino

tommaso-aquinoTommaso d'Aquino, forse il massimo esponente della Scolastica, è nato nel 1225 nel castello di Roccasecca presso Aquino, nel regno di Sicilia, dal conte Landolfo, di origine lombarda e da Teodora di Chieti, di origine napoletana.

Come figlio cadetto, a cinque anni il padre lo destinò alla vita religiosa nel monastero di Montecassino, con la segreta speranza che "l'oblato" ne diventasse un giorno abate. Ma a quattordici anni, quando l'imperatore Federico II, scomunicato da Gregorio IX, fece trasformare il monastero in fortezza, Tommaso dovette deporre l'abito benedettino.

Passò allora all'università di Napoli per completare gli studi letterari e iniziare quelli filosofici aristotelici. Essendo venuto a contatto dell'Ordine Domenicano per opera del predicatore Giovanni di S. Giuliano, decise di entrarvi.

 

In previsione dell'atteggiamento contrario degli Aquino, i superiori lo inviarono a Roma, nel convento di S. Sabina, da dove nel maggio 1244 fu fatto partire per il settentrione. La pia, ma autoritaria Teodora riuscì a farlo catturare dai fratelli, che militavano nell'esercito imperiale, presso Acquapendente. Fatto oggetto di violenze fisiche e morali, fu condotto nel castello di Monte San Giovanni Campano, presso Frosinone, dove una sera i fratelli tentarono di corromperlo introducendogli in camera una cortigiana, che egli prontamente mise in fuga brandendo un tizzone acceso. L'angelico giovane fu allora trasferito a Roccasecca, dove rimase prigioniero un anno. Senza perdersi d'animo continuò a studiare, a pregare e a istruire nella Scrittura le sorelle, la maggiore delle quali, Maretta, fu convinta a prendere il velo in Santa Maria di Capua.
Tommaso stesso poté riprendere contatto con i suoi confratelli di Napoli, fare il noviziato, iniziare gli studi filosofici nel convento di San Giacomo a Parigi, e poi quelli teologici a Colonia, in preparazione al sacerdozio, sotto il ministero di S. Alberto il Grande (+1280), il quale presagi "i muggiti" di quel suo discepolo "grande, grosso e bruno" chiamato dai suoi compagni "il bue di Sicilia". In seguito alle insistenze di S. Alberto, che sollecitò i buoni uffici del cardinale Ugo di S. Caro, legato pontificio, il Maestro Generale dell'Ordine, Giovanni il Teutonico, nel 1252 chiamò il giovane Tommaso a Parigi affinchè occupasse il posto vacante di baccelliere in teologia della cattedra domenicana.


tommasodaquinoIl santo inaugurò allora una vita scientifica e letteraria delle più intense, feconde e innovatrici. Non si riesce infatti a comprendere come in ventidue anni abbia potuto produrre un materiale scientifico tanto vasto e di così alto valore. I suoi successi scolastici aggravarono un conflitto sorto tra i maestri secolari e quelli religiosi durante l'assenza del loro re crociato, S. Luigi IX (+1270). Benché non si potesse impugnare il diritto dei Mendicanti all'insegnamento, gl'invidiosi dottori secolari dell'università, capeggiati soprattuto dal canonico Guglielmo di S. Amore, pretesero che i Mendicanti non potessero occupare più di una cattedra e trascesero fino a contestare l'eccellenza dello stato religioso, sostenendo che Gesù Cristo aveva bensì istituito i sacerdoti, ma non i frati. Ne nacque una lunga e aspra controversia, che si assopì alquanto con la confutazione che ne fecero S. Tommaso e S. Bonaventura, i quali, per volere di Alessandro IV furono ufficialmente ricevuti tra i maestri il 15-8-1257.

Verso la fine dell'anno scolastico S. Tommaso scese in Italia, dopo aver partecipato nella Pentecoste del 1259 al capitolo generale di Valenciennes, in cui collaborò con S. Alberto e Pietro di Tarantasia, futuro papa Innocenzo V, alla compilazione della Ratio studiorum dell'Ordine. Durante il suo soggiorno italiano, che si protrasse tranquillo fino al 1268, egli insegnò presso lo studio della Curia a Viterbo, e poi ad Orvieto, chiamatevi da Urbano IV che lo incaricò della composizione dell’Ufficio della festa del Corpus Domini di prossima istituzione; partecipò a diversi capitoli provinciali, approfondì lo studio della filosofia aristotelica e neoplatonica a contatto del confratello fiammingo Guglielmo di Moerbeke, che gli preparò in latino ottime traduzioni di Aristotele; terminò la Somma contro i Gentili e iniziò il suo capolavoro rimasto incompiuto, la Somma Teologica; rifiutò nel 1265 l'arcivescovato di Napoli; ebbe fino al 1267 l'incarico di riordinare lo Studio generale dell'Ordine nel convento di S. Sabina a Roma.

Per ordine forse di Clemente IV, nel 1268 ritornò a fare scuola a Parigi. Il suo arrivo fu provvidenziale dovendosi affrontare i rigidi averroisti che ammettevano per tutti gli uomini un unico intelletto possibile; i seguaci dell'agostinismo dominanti nella facoltà di teologia sotto l'ispirazione di S. Bonaventura; i nemici dei Mendicanti che risollevavano rabbiosi la testa.
Nel 1272 il santo ricevette dai superiori l'incarico di riordinare, in seguito all'invito del re Carlo d'Angiò, l'insegnamento di teologia nell'università di Napoli. Oltre che all'insegnamento, S. Tommaso attese con alacrità alla Somma, alla composizione di commenti ad Aristotele e persino alla predicazione quaresimale al popolo in lingua volgare, il 6-12-1273 mentre celebrava la Messa andò in estasi, e da allora cessò d'insegnare e di scrivere. Ebbe il chiaro presentimento della sua prossima fine.

Convocato il II Concilio di Lione, Gregorio X gli ordinò di parteciparvi come teologo. Il santo si mise in viaggio, ma colto da insolito malore, prima si rifugiò nel castello di Maenza, presso la nipote Francesca, contessa di Ceccano, poi, presagendo la fine, chiese ospitalità ai cistercensi di Fossanova. Morì il 7-3-1274. Giovanni XXII lo canonizzò ad Avignone nel 1323; S. Pio V lo dichiarò 5° Dottore della Chiesa nel 1567 e Leone XIII lo proclamò patrono delle scuole cattoliche nel 1880. I suoi resti furono trasferiti a Tolosa il 28-1-1368. A tale data è fissata la sua memoria.
I contemporanei lo avevano chiamato Dottore comune, i posteri lo dichiararono Dottore angelico. La figura dell'Aquinate emerge dalla biografia del suo confratello Guglielmo di Tocco. All'imponente sua corporatura faceva da contrappeso la vastità e profondità della dottrina. Papi e re si contesero l'onore di ospitarlo, ma egli preferì una vita semplice, umile e casta che gli meritò carismi speciali, locuzioni e rapimenti. Soltanto riconoscendogli una speciale illuminazione dall'alto possiamo comprendere come abbia potuto unire ad una produzione cosi copiosa, tanta lucidità, precisione e accuratezza. [...] Il suo segretario, Reginaldo da Piperno, asserisce che fece di tutta la vita un continuo atto di unione con Dio, da cui non lo distolsero le assillanti occupazioni e neppure le controversie durante le quali non venne mai meno alla virtù della pazienza e della mitezza.

Fonte: Totus Tuus

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