DOMENICANI

Provincia Romana di S. Caterina da Siena

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Sant'Agnese

Convento di Sant'Agnese

Santuario di Sant'Agnese
53045 - Montepulciano (SI)
Tel:  0578 75 72 05
Fax: 0578 75 87 56
www.santaagnese.it
Attività particolari:

Parrocchia S. Agnese;
Tel: 0578 75 72 05
www.parrocchiasantagnese.it

 

*  In seguito alle decisioni del Capitolo Provinciale 2017 e al decreto del Maestro dell'Ordine, la comunità di Sant'Agnese è stata canonicamente soppressa

 

Nei locali del convento si sono installate le Suore Domenicane di Maria (Hermanas Dominicas de Maria):
sr. Luz Serafina Mendoza Ruiz;
sr. Irene Gomez Chavez;
sr. Rosario Reyes Valdez

La misericordia al centro della riconciliazione

“Tu sei giusto, o Signore, e retto nei tuoi giudizi: agisci con il tuo servo secondo il tuo amore.”

Questa Domenica veniamo accolti nella Messa con questa Antifona di ingresso, che ci parla di giustizia, di rettitudine e di azione d'Amore, con la A maiuscola.

L'orecchio attento, collegato al cuore, di chi si appresta ad incontrare Gesù Eucarestia affina l'ascolto di ogni parola che viene letta e proclamata, così che il mangiare sia preceduto dall'accoglienza piena di ciò che ne manifesta il significato.

Quanto è importante il linguaggio? E' fondamentale, è posto a fondamento.

Entriamo dunque in questa proposta di incontro, di ascolto con l'idea che la giustizia e l'amore sono unite in modo inscindibile, da qui la rettidine nell'agire.

Mi piace pensare che ogni persona sentendo la Parola si muova a pensare alla propria esperienza di vita e che già al principio si domandi se la giustizia e l'amore sono nella propria realtà personale conciliabili.

 Le Scritture ci accompagnano a riflettere sulla riconciliazione, mettendoci di fronte ad una situazione in cui ci troviamo, con molta probabilità, quotidianamente:

 “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

"Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano".

Siamo nel campo delle relazioni, in particolare quelle più intime come in famiglia, nelle comunità e con gli amici. Matteo ci fa immaginare una scena precisa, in cui i protagonisti siamo noi, un fratello o sorella e la comunità, e ci lascia lo spazio per trovare i modi di riconciliarci a partire dalle indicazioni che Gesù stesso ci indica.

E' il caso in cui abbiamo subito un torto da qualcuno molto vicino a noi, e con un movimento ricco di misericordia ci indica la via per la riconciliazione. Chiede al me “ferito” di avvicinami per primo al “feritore” e di rivelargli la ferita, ciò che mi ha fatto star male, nella speranza che già questo possa essere sufficiente per ritrovare la pace tra me e lui. Se chi ha sbagliato non lo riconosce allora si coinvolge pian piano la comunità, in modo che nel dialogo e nel confronto ciascuno sia messo in grado di capire dove è caduto, dove ha ferito guadagnando la possibiloità di recuperare. E' una via di liberazione, quella che attraverso la misercordia arriva a renderci liberi di esprimere le nostre ferite e a sperare che chi le ha causate possa riconciliarsi con noi, ma non abbiamo il potere di decidere se riuscirà a farlo.

L'io e il tu e il noi (pericoretico), che compongono il tessuto in cui viviamo ci richiede di essere vicini a chi ci tradisce, come abbiamo visto Domenica scorsa, incontrando nel Vangelo Gesù che ammoniva Pietro perché prima lo riconosce come “il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16) e subito dopo si mette contro Gesù, contraddicendolo (Mt 16, 22), mostrando di ragionare più come gli uomini che come Dio.

Spesso, nella nostra vita di tutti i giorni siamo portati a trattenere le ferite, a non farle diventare feritoie, da cui il dolore può uscire e la luce può entrare, siamo portati a lamentarci degli altri nelle nostre comunità e in famiglia, e piuttosto che cercare la riconciliazione aumentiamo le distanze. In questo modo il rischio è di rimanere legato alla male-dizione verso il mio fratello e che il giudizio prevalga sulla giustizia e sull'amore.

“Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell'amore vicendevole; perché chi ama l'altro ha adempiuto la Legge. (…) La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.” Così ci esorta San Paolo nella seconda lettura (Rm 13, 8-10).

 Siamo tutti invitati ad essere sentinelle dell'amore di Dio cheha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione.

 

Sonia BL Cannas

Laica domenicana Cagliari

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